La Temperatura di colore di una fonte di luce definisce la sua tonalità di bianco, giallo o blu. Non definisce quanto naturali o innaturali possano apparire i colori degli oggetti illuminati dalla fonte. Due lampade possono presentare la stessa Temperatura di colore, ma rendere comunque i colori in modo diverso. Ad esempio, le lampade fluorescenti SP30 e SPX30 presentano quasi la stessa temperatura di colore, così come le lampade a incandescenza a wattaggio elevato, ma producono un'energia luminosa molto meno rossa all'interno del loro spettro cromatico. Di conseguenza, i colori rossi non appariranno così chiari nei modelli SP30 e SPX30 come nei modelli a incandescenza.
Indice di resa cromaticaPer aiutare a indicare il modo in cui i colori appaiono con diverse fonti di luce, alcuni anni fa è stato sviluppato un sistema che mette a confronto in modo sistematico il modo in cui una fonte di luce modifica la posizione di otto colori pastello indicati su una variante dello spazio di colori C.I.E., se paragonata agli stessi colori illuminati da una fonte di riferimento della stessa Temperatura di colore. Nel caso in cui non ci sia alcuna differenza nell'aspetto, la fonte in questione riceve un valore IRC di 100. Da 2000K a 5000K, la fonte di riferimento è rappresentata da un "Corpo nero" (un radiatore ideale), mentre sopra 5000K è una tipologia standard di luce diurna.
Una lampada a incandescenza generica presenta un valore IRC molto vicino a 100. Ciò non significa che le lampade a incandescenza siano una perfetta fonte di luce per la resa cromatica. Infatti non lo sono. Sono molto deboli nelle tonalità di blu, come ha sperimentato chiunque abbia provato a ottenere tonalità blu navy, blu royal e nero con bassi livelli di illuminazione a incandescenza. Va comunque ricordato che anche la luce diurna del cielo del nord, con un valore di 7500K, risulta debole nelle tonalità di rosso, per cui anch'essa non rappresenta certo la fonte perfetta per la resa cromatica. Questo pur avendo un valore IRC di 100.
L'indice IRC è utile per indicare al meglio i colori se usato tenendo contro dei propri limiti. In origine, l'IRC era stato sviluppato per paragonare le fonti a spettro continuo con IRC superiori a 90, in quanto con un valore minore è possibile ottenere due fonti con lo stesso IRC, ma con una resa cromatica completamente diversa. Allo stesso tempo, i colori illuminati dalle fonti con un IRC diverso di almeno 5 punti possono apparire praticamente uguali. I colori visualizzati usando fonti con uno spettro lineare, come le lampade Lucalox® in sodio ad alta pressione, in mercurio o GE Multi-Vapor® MH, possono sembrare migliori di ciò che indica il loro IRC. In più, alcune lampade fluorescenti con colori esotici possono avere valori elevati di IRC pur distorcendo sostanzialmente alcuni particolari colori degli oggetti.
Tecnicamente, l'IRC può essere paragonato solo per le fonti che hanno la stessa Temperatura di colore. Tuttavia, come regola generale vale quella del "più elevato è e meglio è", ovvero le fonti di luce con IRC elevati (80-100) tendono a dare un aspetto migliore alle persone e alle cose rispetto alle fonti di luce con valori bassi.
Ma allora perché usare l'indice IRC se presenta così tanti aspetti negativi? Perché si tratta dell'unico standard internazionale su cui si è giunti ad un accordo per la resa cromatica e per cui sono presenti delle linee guida da seguire. Continuerà ad essere usato fino a quando la comunità scientifica non riuscirà a sviluppare un sistema migliore per descrivere ciò che vediamo. L'indice IRC non è che un indicatore della capacità di ogni fonte di luce di rendere i colori, e come tale va usato.
